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Le ragioni di una
scelta di Luigi Reina Una rivista internazionale di studi italianistici, a cadenza rigorosamente trimestrale, che supera la barriera dei trentanni di pubblicazione, giustifica già di per sè il richiamo alla sua storia implicitamente sotteso allofferta editoriale dei suoi "indici". Ciò, tuttavia, non è sufficiente a illuminare le ragioni che possono aver indotto un organismo istituzionale di ricerca, quale il Dipartimento di Italianistica e Discipline dellInterpretazione dellUniversità degli Studi di Salerno, a sollecitarne lallestimento e poi a patrocinarne la pubblicazione in volume. Evidentemente bisognerebbe, per esse, poter ritrovare le tracce di una possibile sintonia, sul piano delle scelte metodologiche come delle proposte analitiche, o testimoniare i colloqui a distanza, anche privati, le discussioni, gli scambi desperienze tra i responsabili della linea culturale della rivista e i suoi collaboratori o semplici fruitori, spiegare sintonie scoperte o segrete con il gruppo salernitano che oggi ufficializza il proprio interesse scientificamente motivandolo nei fatti. E, allinterno del gruppo, soprattutto ritrovare tali sintonie in coloroche, per essersi a loro volta sostanzialmente riconosciuti sulle pagine di unaltra rivista - della quale anche si approssima il trentennale -, "Misure Critiche" (1971), conoscendo le difficoltà e le malinconie che accompagnano, e spesso minano, la vita di una palestra di letteratura, vuole significare, con lufficialità di una sponsorizzazione culturale, anche gli impliciti profitti realizzati nel corso di una frequentazione per tutti fruttifera.Sarebbe sufficiente richiamare alcune rilevanti tappe capaci di significare emblematicamente i reciproci percorsi in uno scambio che ha visto, studiosi ed operatori di due sistemi universitari di Stato (SUNY at Albany, at Stony Brook, at Buffalo... e Università di Salerno) e animatori di due, anzi tre riviste di italianistica da essi espresse (con "Forum Italicum" e "Misure Critiche", anche "Gradiva") impegnati in uno scambio di esperienze di cultura letteraria e di civiltà. A testimoniarlo ulteriormente sono le tante occasioni ufficiali, non soltanto di convegni e congressi scientifici a cadenza periodica anche ravvicinata, organizzati, con loro contributo o coinvolgimento, da centri universitari, enti, associazioni internazionali, ma anche di scambi sistematici di docenti per corsi trimestrali o semestrali, oltre che per seminari o conferenze episodiche nelle rispettive Università. Per non dire di relazioni a livello "istituzionale" alto (Congresso, Senato, Regione e Università), avviate grazie alle spinte venute da impegni soggettivi o di gruppo nel campo della promozione della letteratura e della cultura italiana. Sono solo parte delle ragioni sottese a questa pubblicazione, e neppure le più importanti. Ancora più probante sarebbe, infatti, richiamare qualche linea interna di gestione della rivista o evocare le sue firme, se ciò non apparisse in qualche modo alquanto scontato in questa sede, dal momento che non ci sarebbe che da sfogliare qualche numero per proporre titoli e autori: cosa che il lettore può fare per suo conto, solo che profitti di questo volume per ricercare percorsi utili a soddisfare le sue esigenze di ricerca e persino qualche non peregrina "curiosità". Sento, alla fine, il dovere di aggiungere una postilla che, al di là di ogni fatto personale o di gruppo, ritengo utile alla definizione del senso da dare a questa mia nota: "Forum Italicum" è, con "Italica" e "Italian Quarerly", la più antica rivista di italianistica degli USA, nata a Tallahessee (Florida) dal fervore di studioso e di organizzatore di cultura di Michele Ricciardelli che ne dettò progetto (fin dallinizio aperto a contributi in tutte le lingue romanze) e sfere dazione (saggi, articoli, recensioni, scritti creativi in verso e in prosa, traduzioni, notiziari), non trascurando di chiamarla ad impegnarsi anche in sostanziosi numeri monografici, e con spiccate attenzioni alla cultura del Mezzogiorno dItalia. Proprio in taledirezione "Forum Italicum" sembra confermare una vocazione "internazionale" che non ha mai trascurato di alimentarsi anche a quelle fonti "mediterranee" e "umanistiche" consegnate dapprima alla significazione di un titolo emblematico e simbolicamente riattestate alla fine dalla definitiva scelta di vita e di cultura del suo fondatore che, rispondento alrichiamo selvoso del suo Serino, ha voluto chiamare Mario B. Mignone (Stony Brook) alla direzione, e Sebastiano Martelli (Università di Salerno) alla redazione della rivista: due "meridionalisti" della cui provata esperienza non potrà non giovarsi il più ampio progetto con il quale "Forum Italicum" si proietta verso le albe ancora immacolate del nuovo millennio. |