|
Italian 312 Spring 2005 |
||||
|
Assignment No.7 Leggere attentamente il seguente brano: Donne che Lavorano/Vera Liberazione o Doppia Schiavitù? Quando entra nel mercato del lavoro, quando conquista, tuttora con fatica, l’autonomia economica, il fatidico “posto,” la donna degli anni novanta non torna indietro. Chi ha un lavoro (circa il 28 percento della popolazione femminile) se lo tiene stretto. E invece chi il lavoro non ce l’ha (le più giovani: gli esperti parlano di “ inoccupazione” femminile più che di disoccupazione) lo vuole disperatamente. È una donna nuova, con molte capacità, aspirazioni e sensibilità, quella che oggi è impiegata nell’amministrazione pubblica (circa il 37 per cento), nel terziario privato (29%), nell’industria (23%), in agricoltura (9%). Una nuova figura sociale che non somiglia per niente alla propria madre e poco alla sorella maggiore, per di più affiancata da un nuovo tipo d’uomo che non si mostra geloso delle sue affermazioni professionali e comincia a dividere gioie e noie del lavoro domestico. Certo il lavoro a casa pesa ancora notevolmente sulle spalle femminili, ma non c’è vittimismo tra le donne che si dividono tra casa e ufficio. E se si lamentano, non è per il doppio lavoro in sé, ma per le condizioni in cui sono costrette a farlo, cioè con dei servizi sociali inefficienti, strutture precarie e rigide di orari. La donna italiana non è infatti disposta a rinunciare né al posto di lavoro né al tradizionale ruolo di moglie e madre. Secondo alcuni dati recenti sono sei milioni e 400 mila donne che lavorano tra i 20 e i 39 anni, ben quattro milioni sono quelle con figli. Un dato che potrebbe essere letto anche in un altro modo: fra tutte le donne italiane che hanno figli, quasi la metà ha un lavoro. “E se la cavano benissimo, a dispetto degli ostacoli che incontrano in questa nuova fase” afferma Livia Turco. “Le donne hanno acquisito un’identità più forte, che vive in modo meno squilibrato l’esperienza del lavoro in casa e fuori. Ma si scontrano con un’organizzazione rigida dei tempi di lavoro oltre che con una loro scansione schizofrenica. Il grande problema è il tempo: le donne ne hanno fame. Non solo, o non tanto, in termini quantitativi ma qualitativi: ne chiedono un diverso utilizzo che consenta un intreccio e non una rigida separazione, tra le molte dimensioni e le molte attività della donna d’oggi.” Fantasia, organizzazione, pianificazione. Sono queste le armi della madre che lavora. Da una recente ricerca, si scopre per esempio che le donne che lavorano programmano molto più delle casalinghe tempi e numero dei figli. In base alle possibilità economiche, alle energie psicologiche, alle concrete possibilità di allevarlo bene, spiega la ricerca. Ma questa programmazione viene fatta anche in funzione della carriera. “Per anni ho escluso l’eventualità di avere figli, la maternità mi pareva inconciliabile con i ritmi, lo stress, l’impegno del mio lavoro” racconta Anna Rossi, medico all’Istituto dei Tumori di Milano. “Poi, all’avvicinarsi dei fatidici quarant’anni, mi sono resa conto che avevo bisogno di riequilibrare la mia vita.” Così, tre anni fa è nata Giulia e un mese fa Lorenzo. “Una vita d’inferno, una fatica bestiale” ammette “e insieme una rinascita a livello psicologico.” A chi affidare il bambino? È questo il primo problema che angoscia la mamma che lavora fin dai primi mesi dell’attesa. La qualità della o delle persone che si occuperanno del figlio, insieme con l’ambiente che lo ospiterà sono per la mamma elementi più importanti del costo economico. L’asilo oggi non è più solo il posto dove si è obbligati a mettere i figli perché si lavora. Ci si preoccupa che il bambino, spesso figlio unico, non cresca in solitudine, guardato da una baby-sitter o da una nonna anziana. Inoltre, le mamme non si devono più sentire colpevoli di mandare i loro figli all’asilo: sembra dimostrato che i figli delle donne che lavorano nella scuola e nella vita se la cavano meglio degli altri.
We will discuss this passage Wednesday, March 8. The topic of the composition will be: Secondo voi quali sono gli effetti sulla famiglia quando la mogli lavorano fuori casa come i mariti?e-mail: the first draft of your assignment to: michelina@italianstudies.orgthe corrected version to itl312@italianstudies.org write on the subject line of your e-mail: 312-#7 |